Buco nell’acqua: Sculture da S.Caterina dello Ionio alla ProBiennale di Spoleto

Scultura ProBiennale Spoleto

Buco nell’acqua

Un tempo avremo detto “si nasconde tra noi uno scultore eccezionale”….in realtà Antonio Tropiano per fortuna non si nasconde affatto, anzi espone e mostra le sue opere al mondo.
Scultore, ma anche vinicoltore, ma anche ghost writer, un amante di tutto quello che è cultura, storia e tradizione.

Ha esposto la sua opera “Buco nell’acqua” alla ProBiennale di Spoleto.
Quando abbiamo visto le sue opere siamo rimasti illuminati e ovviamente, dato che la cultura e la tradizione calabrese va diffusa gli abbiamo anche strappato la promessa di ospitare i nostri nel suo mondo.

Per questo motivo già dalla prossima stagione i nostri ospiti potranno conoscere l’artista, confrontarsi con lui e vedere le sue opere.

Vi lascio ora alle parole di Elena Gollini – curatrice d’arte e giornalista
Il metodo di lavorazione artistico di Antonio Tropiano predilige una tecnica innovativa e atipica di assemblaggio “rivoluzionario e sui generis” dei materiali e degli elementi utilizzati, ma al contempo rimanda ad uno stile espressivo di semplice e ricercata raffinatezza formale, senza mai voler eccedere ed esasperare le sue creazioni con aggiunte e integrazioni superflue e ridondanti. Le soluzioni ottenute ne avvicinano il metodo a quel metodo di composizione poetica di cui Edgar Allan Poe si fece portavoce nei suoi scritti, in cui la nitidezza progettuale dell’ispirazione creativa non costituisce il punto di partenza, ma bensì il punto di arrivo finale dell’elaborazione estetica nel crescendo delle suggestioni visive ed emozionali, provenienti dal “mondo di proposte simboliche” dell’autore. Allo slancio dinamico delle composizioni si unisce in armonico equilibrio il profondo impegno di Tropiano nella divulgazione di un linguaggio narrativo sfaccettato e volutamente cifrato e codificato con metafore sottese, che racchiude dei significativi incipit interpretativi, che il fruitore deve saper cogliere e comprendere varcando la soglia, che va oltre la pura e immediata visione estetica prospettata davanti ai suoi occhi. La materia assemblata, plasmata, modulata, riscopre tutta la sua energica potenza evocativa e ogni componente, ogni oggetto da lui inserito all’interno dell’installazione scultorea, acquista una nuova e peculiare valenza intrinseca caratterizzante e si rigenera, si trasforma e simbolicamente “rinasce a nuova vita” e a nuova dimensione sostanziale identificativa.
Le opere assumono una forma di “esistenza plastica”, una loro “consistenza vitale” e sono avvolte in un’atmosfera senza tempo, quasi come se fossero immerse dentro una dimensione fluttuante di “cosmo memoriale”. Tropiano si è metaforicamente scelto per se’ il ruolo di “artista paleontologo d’oggi” guidato da una propensione visionaria moderna, contemporanea e innovatrice. La sua visione percepisce nel presente le persistenze del passato, ma riesce anche a fare percepire il presente come se esso stesso, a sua volta, appartenesse al passato, con un interscambio sinergico dimensionale. Le opere spaziano dal micro al macrocosmo “inventariando” in commistione armoniosa un intero e variegato universo di componenti strutturali di diversa natura e tipologia e inventando dei traslati oggettuali, materici, simbolici, ricchi di allusioni metafisiche e di risonanze spirituali.


Si pone come un “astronauta della creatività “ proiettato nel futuro, ma che recupera e rivaluta dal passato e dal presente quanto può essere meglio valorizzato nella sua essenza primaria e intrinseca. La sua e’ un’arte informale e non convenzionale, che rifugge gli stilemi dogmatici piu’ rigidi e conosce ideologie antiche e paradigmi moderni, congiunti insieme saldamente e in stretta coesione, per riportare ogni cosa, forma, emozione, sentimento, nel circuito “della morte e della vita”, nel loro continuo generarsi e rigenerarsi trasformativo all’interno delle opere.
Il materiale utilizzato, di svariata provenienza e derivazione e di natura eterogenea , viene sapientemente lavorato e ricomposto in un nuovo e originale ordine coreografico, mediante una studiata e meditata procedura ideativa di accorpamento e assemblaggio, a formare delle architetture artistiche di elevato impatto scenico. La versatile gamma dei materiali, all’insegna dell’ingegnosa progettazione, si accosta a risultati di grande efficacia estetica e sostanziale, a fronte di una bilanciata disposizione e proporzione dei volumi e delle masse della costruzione globale, permeata da intrigante simbolismo e da misteriosi ed enigmatici riferimenti in codice, che catturano e conquistano da subito la curiosità dell’osservatore.
Le rappresentazioni si animano, si trasformano e mutano sfociando in varie e diversificate chiavi di lettura, lasciando libero chi guarda di scatenare la propria fantasia e il proprio intuito percettivo e instaurando un’interazione attiva, che diventa l’occasione per un “viaggio interiore” alla ricerca di emozioni ancestrali, spesso dimenticate o rimosse.
Ed ecco ravvisarsi in lui quella catarsi mistica, quella purificazione esercitata dall’arte, che offre all’artista e di rimando allo spettatore che osserva l’opera, quell’energia necessaria per affrontare la vita e l’esistenza quotidiana con consapevole e meditata riflessione. “si può conquistare il mondo non solo come capitano, sottomettendolo, ma anche come filosofo, penetrandolo e come artista, accogliendolo in se’ e rigenerandolo” affermava Christian Friedrich Hebbel.

Wikipedia: Torre S.Antonio recensita su Wikipedia

La Torre di Sant’Antonio è una torre “cavallara” costruita nel XIII secolo che serviva per l’avvistamento delle flottiglie di pirati (balcanici, greci, anatolici) provenienti dal mare. Si definisce “Cavallara” perché era presidiata da due guardie (ognuno detto Cavallaro, da cui il cognome diffuso) che, a cavallo, perlustravano a turno il litorale. I segnali di pericolo erano diffusi con fumo e fiamme (di notte) accese sulla sommità. Se la datazione è precisa, la Torre è la prima (o una delle prime) sulla costa ionica meridionale, e precede le torri angioine e durazzesche similari, della fine del secolo XIV.

E’ collocata vicinissima al mare, a ridosso della torre a pianta circolare sono stati aggiunti altri due fabbricati, uno più recente l’altro. La torre è vicinissima al mare, ed era in collegamento visivo a nord con torre Manno (di cui non ho trovato alcuna traccia) e a sud con torre di Castillace la cui presenza è riportata solo sulla carta IGM.  La torre è cilindrica con un diametro di sette metri, ha subito, nel tempo delle modificazioni e per come dice Vittorio faglia “… delle ingenue manipolazioni…”, ma sono state rispettate ugualmente le sue caratteristiche costruttive, tra cui i merletti, le aperture, la scala esterna ed il colore dell’intonaco. La torre è sottoposta la vincolo monumentale e paesistico, con un’ampia zona di rispetto non edificabile. La torre è di proprietà privata, ed oggi è utilizzata come ‘resort’ in un’area fortemente turistica.  Il Faglia elenca i torrieri che l’hanno vigilata, partendo dall’anno 1576 con il torriero Tropiano Francesco, nel 1599 il torriero Contestabile Francesco, nel 1613 compare nella carta di Mario Cartaro, nel 170 la custodisce il torriero Sebastiano Burgese, dopo il terremoto del 1638 compare nell’elenco del Blanch, che la ispezione e riporta che: “… abbattuta dai turchi prima del terremoto, necessitano 300 ducati…”, nel 1777 è custodita dagli invalidi (persone che non hanno la qualifica di torrieri) ed ha bisogno di accomodi, nel 1778 è vistata dall’abate Saint De Non che la ricorda per le ‘pulci’, nel 1810 è utilizzata nell’ordinamento doganale. Dal libro ‘La frontiera di pietra’ di Cataldo Vincenzo, riporta: “… Nel territorio di S. Caterina era posizionata la torre S. Antonio. Nel 1576 la funzione di caporale e di cavallaro era esercitata da Francesco Tropiano (Giuseppe Failla il compagno), nello stesso anno l’assistente veniva surrogato con Filippo Puccio. Nel 1577 gli incarichi furono riconfermati. Capitano nel 1558 era Giovan Francesco Contestabile col soldato Minico Sergi; nel 1598 ritroviamo ancora il caporale Contestabile col soldato Minico Sergi; nel 1616 Sebastiano Borgese e Domenico Ragheli; nel 1707 Giovan Pietro Tuccio e Andrea Mantegna. Sempre nel 1707 avveniva la sostituzione del compagno con Domenico Cerami. Nel ‘Quadro’ la torre appariva diruta, sebbene sorvegliata da due torrieri…”

Dal Libro Viaggio Pittoresco scritto dall’abate Jean Claude Richard de Saint-Non, un viaggiatore del Grand Tour, che nel 1778 con un seguito di incisori, pittori, architetti, visita il Regno delle due Sicilie compresa la Calabria alla ricerca ed attratto dai fasti della Magna Grecia come Kroton, Sybaris, Locri Epizefiri, Kaulon, in un viaggio per immortale scorci ‘pittoreschi’ di cui ci lascerà 35 bellissime vedute della Calabria tutte acquerellate a mano. L’abate De Saint-Non visita la torre San Antonio, quando attraversa il tratto di costa, che va da Scyllatium fino a Locri, nella Calabria Ultra e la descrive con le seguenti parole: “…La contrada che percorremmo era piantata ad oliveti, a ficheti e a gelseti mori da cui si raccoglievano le foglie per i bachi da seta, che essi ricevevano al momento della monta; ne ho visti molti impianti presso i contadini: essi li tengono nei loro granai su graticci di canne, tappezzati di felce, e buttano con la cattiva foglia tutti quelli che non sono vigorosi, o che ritardano sugli altri al cambiamento di pelle. Il vantaggio e la dolcezza del clima non obbligando a raccogliere le foglie con precauzione, e a darle, come in Francia, spesso appassite e umide, rendono i bachi molto più forti e ben più facili da curare…” (Una mia nota, il De Saint-Non è attento non solo a ciò che resta dei fasti della Magna Grecia, ma si interessa anche della vita delle persone che vivono quei luoghi tanto decantati, e la coltura del baco da seta dimostra come la Calabria in quel periodo era concorrenziale e contemporanea alla produzione della seta). I de Non continua citando la torre San Antonio: “… Arrivammo col sole calante, dopo una giornata più fatigante che lunga, alla Torre San Antonio, dove non trovammo che una vecchia torre, e una piccola cappella edificata accanto. La torre era talmente occupata dalle pulci che s’erano impossessate prima di noi, che furono le più forti, e ci obbligarono a trincerarci nella cappella, dove fummo felicissimi di trovare asilo. Vi accendemmo del fuoco per far cuocere il pesce che avevamo acquistato da alcuni pescatori che lo prendevano al nostro arrivo, e fatta la nostra cena, non avendo altro letto che i nostri mantelli, ci arrangiammo del nostro meglio sui gradini dell’altare per passarvi la notte. L’indomani, viaggiammo sognando lungo il bordo del mare…”

Da sempre Torre S.Antonio è un simbolo positivo per il paese di S.Caterina: l’attività profusa dalla signora Liana Badolato, moglie ed erede del defunto proprietario Francesco Badolato, nella promozione dello sviluppo turistico del paese, è spesso stata riconosciuta dalle associazioni locali

Nel 2008 a torre figura nel simbolo elettorale della lista comunale che a S.Caterina dello ionio riscuote il 97% dei voti.

Oggi la struttura è parte integrante di un resort esclusivo.

Fonte: Wikipedia

Itinerari: l’abbazia della Matina di San Marco Argentano

Abbazia della Matina di San Marco Argentano

Medioevo sconosciuto calabrese: l’abbazia della Matina di San Marco Argentano.
-In questa abbazia che fu consacrata intorno al 1065 alla presenza di Roberto il Guiscardo (il cui figlio primogenito era Boemondo I di Antiochia – uno dei comandanti della I Crociata – visse per diversi anni in gioventù proprio a San Marco Argentano) e che divenne cistercense nel 1222 ci fu, nel 1092, un papa: Urbano II, il promotore della Prima Crociata… ;
-il precettore di Urbano II era, ricordiamolo, Brunone di Colonia : San Bruno (fondatore dell’eremo di Santa Maria e del monastero di Santo Stefano, oggi certosa di Serra San Bruno) che, secondo molti studiosi, partecipò al concilio di Piacenza e viene considerato uno dei promotori della I crociata;
-la chiesa di questa abbazia fu dedicata a Santa Maria e la relativa cerimonia fu officiata dall’arcivescovo Arnolfo, fondatore – secondo alcuni – dell’Ordine di Sion;
-l’abbazia della Matina ha comunanze architettoniche con l’abbazia di Orval in Belgio, luogo dove si stabilirono, nell’XI secolo, un gruppo di monaci provenienti dalla Val di Crati al seguito di un certo Ursus (il misterioso principe Orso) e sotto l’ala protettiva di Matilde di Toscana (che era anche contessa di Bova). Secondo vari studiosi (tra cui i famosi autori dell’opera “Il santo Graal”, M. Baigent, R. Leigh e H. Lincoln) questi monaci calabresi si erano precedentemente stabiliti a Gerusalemme ed avevano fondato l’Ordine di Sion, e tra loro si dice ci fosse anche Pietro l’Eremita, l’ispiratore carismatico delle Crociate;
-l’Orso (lo ha affermato il prof. Paolo Chiaselotti al convegno dal titolo “presenze templari in Calabria” tenutosi a San Marco Argentano il 19 Settembre scorso) è raffigurato nella cattedrale San Marco Argentano;
-nell’abbazia della Matina è presente su un portale il Pellicano, simbolo dei Rosacroce cui fu affiliato il filosofo calabrese Tommaso Campanella il quale era fraterno amico di J. Valentin Andreae, fondatore della Rosa-Croce e Gran Maestro dell’Ordine di Sion;
-in un’immagine di Campanella, che potrebbe dare prova della sua affiliazione all’Ordine di Sion, campeggia il motto, accanto ad una campanella: “Propter Sion non tacebo” (non tacerò su Sion);
-a San Marco Argentano è venerato particolarmente S. Antonio da Padova il cui nome di battesimo era Fernando di Buglione, discendente del crociato Goffredo di Buglione. A tale riguardo il sammarchese dott. Candeloro Modaffari (che era presente al convegno suddetto) ci fa sapere che <<una pia tradizione locale vuole che il Santo abbia soggiornato nell’inverno del 1221, quando da Messina si recava ad Assisi da San Francesco, e cio’ trova conferma in una autorevole nota di P. Francesco Russo nella “Vita Secunda di Fra Giuliano da Spira”, oltre che negli “ Annali dei Frati Minori” redatti nel Seicento dal frate irlandese Wadding>>.
Si potrebbero aggiungere molte altre cose. Intanto domenica 4 Ottobre potrete vedere tutti questo luogo (l’antica sala capitolare gotica) davvero suggestivo.

A cura del Prof. Giuseppe Pisano

Il Gastronauta: mangiar bene in Calabria

Mangiare è una cosa seria, e saper mangiare bene è un’arte.

Proprio per questo ci siamo affidati al nostro ospite e Roberto Pipponzi che durante la sua permanenza a Torre S.Antonio ha esplorato il territorio e ha compilato per noi questi piccoli ma molto importanti suggerimenti .

Il ristorante “stellato” di Catanzaro: “Antonio Abbruzzino” :
si trova in Catanzaro alla Via Fiume Savuto, nel quartiere S. Janni (Coordinate GPS: latitudine 38.88; longitudine 16.62).
Da non perdere, oltre all’aperitivo (gentilmente offerto), tra gli antipasti: gambero melone e pane, per i primi segnaliamo (vale il viaggio) i fusilloni con ‘nduja, pecorino e ricci di mare, sui secondi lasciamo libera scelta.

“Ricchezze del Mare”  : ristorante in Squillace ha cambiato location e si trova in Piazza della Repubblica zona Santi Apostoli (http://www.squillace.org/inaugurato-inuovo-ristorante-le-ricchezze-del-mare-trasferitosi-in-piazza-santi-apostoli/). Specializzato nella preparazione del baccalà, esclusivo prodotto utilizzato in tutte le pietanze. Antipasti da non perdere e divertente e saporito il Morsello ovviamente al baccalà.

Ristorante “Aragonese” a Le Castella che consigliamo di affrontare a stomaco vuoto.

Le Castella è una frazione di Isola di Capo Rizzuto, in provincia di Crotone. È situata sulla costa ionica della Calabria, a 10 km da Isola di Capo Rizzuto e domina la baia con l’antica fortezza aragonese

Si trova in via Duomo, 2 di fronte al Castello. Consigliamo di prenotare uno dei tavoli all’aperto (nella piazzetta) con vista sul Castello e gustare il pesce fresco ed il tramonto. Ottima zuppa di pesce.

Altro posto da non perdere è il mercato di Soverato il venerdì mattina, zona alimentare ovviamente. Si possono trovare prodotti tipici lavorati a regola d’arte.

Da non mancare ancora la granita ( in realtà sarebbe meglio definirla cremolato visto che si utilizza frutta frseca e non sciroppo di frutta) in 3 località che si contendono la palma della bontà degli ingredienti e del talento artigianale.

Stalettì: Bar Jolly

Colazione con granita

Colazione con granita

Piazza Roma, 9, Stalettì ( a nord di Soverato).

Granite al Melone, Mandorla, Fichi, More di gelsi, Pistacchio, da gustare con la brioche sotto uno splendido pergolato.

Locri : Bar Ettore

Via C.Battisti nella cornice del giardino pubblico davanti al municipio.
Questa storica graniteria a Locri ha oltre 40 anni di storia, e utilizza frutta fresca proveniente dalla loro azienda agricola.
Specialità :Granita alla Mandorla Tostata, ai Fichi

Gerace: Bar del Tocco

piazza del Tocco 7. Bellissimo punto di sosta dopo aver girato per chiese e vicoletti nel caratteristico paese di Gerace, la Firenze del Sud.
Il bar ha un ampio spazio arredato all’esterno con eleganti tavolini e gazebo,per ripararsi dal solleone e gustare una meravigliosa granita, fatta dal mastro granitiere Rinaldis
La piazza è circondata da antichi palazzi nobiliari come il Municipio ospitato nel Palazzo Grimaldi Serra, Palazzo Furci, Palazzo Migliaccio (nel quale vi era il Seggio) e la casa del Barone Macrì.
Da questa Piazza si diparte una stradina al termine della quale si intravede l’imponente Porta del Sole!
Specialità: è indispensabile degustare la granita al Bergamotto..

MUSABA il Parco delle Meraviglie

Musaba

Musaba

Un visita al Musaba (museo di Santa Barbara presso Mammola ) è l’occasione per entrare in contatto con uno dei luoghi più creativi e visionari della zona.

Il Maestro Nik Spatari e sua moglie sono arrivati in questa zona circa 40 anni fa e , rilevando una terreno con dei resti di abbazia cistercense, hanno iniziato un lavoro di recupero e di trasformazione del luogo che ha dato risultati sorprendenti . L’Artista ha utilizzato materiali di scarto (partite di mattonelle difettose, materiale da edilizia popolare, vernici per carrozzeria ) per assemblarli in opere di pura fantasia dove il trionfo del colore è assoluto.

Ha costruito un museo che raccoglie alcuni dei suoi quadri e , a motivo della sua profonda spiritualità , ha utilizzato la navata della exchiesa per accogliere il suo dipinto più importante creato secondo un sistema che gli fornisce una impronta tridimensionale.

Le similitudini con il giardino dei Tarocchi di Niki de Saint Phalle , con il quartiere viennese creato da Hundertwasser e in alcuni aspetti con Gaudì sono incontrovertibili.

Moltissimi artisti internazionali hanno soggiornato qui ed hanno donato le loro opere alla fondazione : chi visita il parco Museo ha la possibilità rara di vedere arte contemporanea e natura dialogare in armonia in un contesto atemporale che ha quasi del magico.

Solo la grande passione ha pemesso ai coniugi di non arrendersi di fronte ad una comunità locale diffidente di fronte ad un progetto di vita e lavoro così lontano dalle logiche di potere e questa passione permette al maestro Spatari a 86 anni di progettare ancora nuovi interventi sul Parco delle meraviglie.

Primo insediamento normanno in Calabria: la Torre di Drogone.

La Torre di Drogone

La Torre di Drogone è una rara testimonianza del primo insediamento normanno in Calabria.
Fatta innalzare da Roberto il Guiscardo nell’anno 1048 sulle rovine di un’antica fortificazione romana, è contraddistinta da un enorme tronco di cono detto rivellino o motta alto m.18 (la motta è peraltro la struttura peculiare dei castelli normanni). La fortezza, che si eleva per un’altezza di ventidue metri, ha un diametro di tredici metri e mezzo ed è suddivisa in cinque piani ad ambienti circolari:
la Sala delle Granaglie (piano sotterraneo), coperta da una volta conica senza aperture di illuminazione, è interamente accolta nel rivellino;
la Sala delle Prigioni (primo piano) è priva del soffitto, crollato negli anni ’30;
la Sala delle Armi (secondo piano) ha la volta a sesto leggermente acuto e delle lunette di inconsueta estensione;
la Sala delle Udienze (terzo piano) ha la stessa struttura della precedente. I finestroni sono stati però manomessi nel Settecento;
la Sala del Principe (quarto piano) conserva quasi intatta la sua struttura originaria. Di particolare rilievo l’antico forno, inglobato nella parete dell’edificio”

A cura del Prof. Giuseppe Pisano

Nuovi canali: trasformare gli eventi congressuali in uno strumento di promozione del territorio

Trasformare gli eventi congressuali in uno strumento di promozione del territorio,  questa è la nostra idea di modello turistico.

Visita astrofisici a Torre

Visita astrofisici a Torre

Abbiamo invitato un gruppo di astrofisici provenienti da tutto il mondo presenti in questi giorni a Soverato per il Workshop In the footsteps of Galaxies.

L’incontro scientifico, organizzato dalla dott.ssa Felicia Ziparo e dal dott. Sean McGee dell’ Università di Birmingham, coinvolge alcuni degli studiosi dei più importanti osservatori di astronomia a livello internazionale. E i partecipanti sono stati invitati ieri sera al Resort “Torre S. Antonio” di S. Caterina (Cz) per una degustazione di prodotti calabresi.

La degustazione è stata caratterizzata dalla presenza esclusiva di prodotti a km 0 , tra gli altri le zeppole caterisane fritte al momento dalla signora Giusy Geracitano in tre inedite versioni: ‘nduja, erbe aromatiche e melanzane. All’iniziativa sono intervenute con i loro stand due associazioni culturali che operano sul territorio, Calabria terra di storie e Finestre sullo Ionio, che hanno proiettato alcuni video da loro realizzati per mostrare le potenzialità della zona.

L’agriturismo “La Sena” ha contribuito ad arricchire con i suoi prodotti la vasta scelta gastronomica.

 “Usare la gastronomia come linguaggio internazionale è una scelta doverosa per due motivi: la scarsa conoscenza della cucina calabrese che non ha ancora il posto che merita nell’olimpo della cucina italiana, e poi il grande legame che ha la produzione autoctona con il suo territorio; un territorio dove molte famiglie ancora oggi producono autonomamente il loro fabbisogno alimentare”.

A seguire il professor Marino, coadiuvato da un addetto culturale, ha accompagnato gli ospiti in una visita guidata di Torre di S. Antonio, arricchendo la serata gastronomica con la spiegazione delle origini storiche del monumento, oggi adibito a struttura turistica ricettiva, e del suo inserimento nel contesto storico e territoriale della zona, nella quale su oltre 350 torri di avvistamento ne risultano oggi integre ed operanti poco più di ottanta.  “L’iniziativa ha riscosso un grande interesse, in particolare tra i congressisti dell’estremo oriente – commenta ancora il titolare della struttura – lasciando intravedere un’ interessantissima prospettiva di sviluppo turistico ancora poco esplorata”.

Visita il canale youtube di Torre S.Antonio

Passione curiosità e tanto amore per il territorio, tutto questo anima il nostro staff.

La Calabria è una terra piena di opportunità per chi desidera scoprirla:
cultura, natura, tradizione, sport, gusto si fondono in una vacanza che entusiasmerà anche i palati più esigenti.

Ingresso a cavallo nel Borgo di S.Caterina.

Ingresso a cavallo al Borgo di S.Caterina.

Il nostro canale youtube (http://www.torresantantonio.it/youtube) verrà aggiornato di volta in volta per condividere con voi le nostre sensazioni.

Qui sotto il video promozionale realizzato tramite un drone: delle riprese aeree che vi danno l’idea della bellezza della resort realizzato a Torre di S.Antonio. Un paradiso nel verde a 2 passi dal mare.

Calabria Untold – La Calabria che non conosci

Le 5 Blogger del Progetto Calabria Untold

Le 5 Blogger del Progetto Calabria Untold con un operatore

Il progetto ha coinvolto cinque blogger che hanno un seguito importante nei settori della gastronomia, dei viaggi e del costume in genere.
Il titolo “Calabria Untold – La Calabria che non conosci” vuole proporre un modello di turismo diverso in Calabria:
il turismo in Calabria si identifica spesso con la vacanza economica al mare, il progetto mira a mostrare un’offerta diversa.
La gastronomia, la cultura e le attività offerte dal territorio sono in realtà il bagaglio più importante che accompagna la nostra regione.
E’ un tour al di fuori degli stereotipi come indicato anche dal marchio scelto: abbandonate tutto quello che avete imparato della Calabria sin’ora e scoprite con noi la Calabria che non conoscete…

Per maggiori informazioni visitate il sito: www.calabriauntold.it